Totò, in arte Antonio De Curtis
- comico si nasce -

   
Nel 1928 Totò (Antonio Clemente), diventa Antonio De Curtis.
Il marchesino Giuseppe, suo padre, aveva intrapreso l’attività d’agente teatrale, e quindi si era reso economicamente indipendente dalla famiglia. Si riavvicinò quindi ad Anna, e nel 1921, alla morte del marchese padre, la sposò.
Qualche anno dopo riconobbe in Totò il figlio naturale, che assunse quindi il suo cognome divenendo, appunto, Antonio De Curtis (1928).

Stemma della Casata De Curtis
 
Anna Clemente, Giuseppe De Curtis e Antonio figlio, scelgono di trasferirsi a Roma, dove la vita di Totò vede una modifica radicale e determinante.
Tra i vari teatri romani che frequenta, lo Jovinelli porta anche a lui gran fortuna.
Diventa un attore di primo piano, e le tournée si susseguono una dietro l’altra senza sosta. Quasi tutti i palcoscenici dei teatri Italiani vedono Totò come protagonista.
Gli anni delle tasche al verde sono finalmente un ricordo. Il suo personaggio è ormai consolidato: la marionetta disarticolata, con la bombetta, col tight fuori misura, con le scarpe basse e calze colorate… figure che conserverà per tutta la vita.
 

Liliana Castagnola
A Totò piacciono molto le donne, che per lui stravedono. Il divano in camerino non manca mai! Per gli ospiti… anzi, per le ospiti è "d’uopo", fino a quando, il 3 marzo 1930, una bella donna, Liliana Castagnola, famosa cantante di café-chantant dal malinconico e tragico destino, entra nella sua vita.

Una maliarda, ma che di lui s’innamora follemente, tanto che la notte del 3 dicembre del 1931, al rifiuto di Totò di fare compagnia insieme, convinta che volesse abbandonarla, si uccideva ingerendo una quantità di barbiturici.
Pur senza colpa volontaria, ma colto da rimorsi, Totò dispone che Liliana sia sepolta nella tomba di famiglia dei De Curtis.
Qualche anno dopo, per onorarne la memoria, decide di imporre il nome di lei a sua figlia, Liliana De Curtis, nata nel 1933 da Diana Bandini Lucchesi Rogliani, che aveva conosciuto Totò quando era in tournée a Firenze. Lei, appena sedicenne, se ne innamorò, e pur di seguirlo fuggì da casa. Fu una relazione felice, e tre anni dopo, nel 1935, si sposarono.

   
La gelosia però è in agguato, e le vicissitudini portano Totò a chiedere l'annullamento del matrimonio (in Ungheria, ratificato poi in Italia, nel 1940). Fino agli anni ‘50, la famiglia resta in ogni modo unita.
Totò ha sempre avuto il complesso del "figlio di nessuno", pur avendo sempre conosciuto le sue origini.
Aveva desiderio di essere di nobile discendenza. Diana Rogliani raccontava che lui stesso avrebbe inventato la nobiltà del padre Giuseppe De Curtis.
Il realtà, nel 1933, Antonio De Curtis fu adottato dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas, che gli concesse il suo nome, in cambio di un vitalizio.
Solo alla morte di questi avrebbe potuto fregiarsi dei titoli araldici tanto sospirati.
La "meta agognata" arriva però solo dopo una lunga battaglia giudiziaria e portata avanti con caparbia determinazione.

Totò e Diana
   

L'Editto
Nel 1945 il Tribunale di Napoli sentenzia che ha il diritto di potersi attribuire il nome della casata ed i titoli, perciò diventa:

Antonio Griffo Focas Flavio Angelo, Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, Altezza Imperiale, Conte Palatino, Cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e Illiria, principe di Costantinopoli, di Cicilia, di Tessaglia, di Ponto, di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e d’Epiro, conte e duca di Drivasto e di Duraz.

 
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