Ho visto questo termine scritto per la prima volta sul muro della casa di un mio amico di Roma, er Buddha, qualcosa come vent’anni fa. Da quel momento non l’ho più dimenticato e posso dire anche che la mia vita cambio’, non so se in meglio o in peggio, ma cambio’.
Fino ad allora ero stato uno spettatore disattento dei film di Toto’, mi facevo due risate e poi tutto finiva lì.Non mi ero accorto ancora dell’enorme potenziale filosofico-sociale (passatemi questa brutta parola) che poteva sprigionare quell’omino buffo e disarticolato nei suoi film.

Fu proprio pensando a quella scritta e rivedendo i film che mi accorsi che le sue battute, le sue smorfie, i suoi movimenti non erano solo improvvisazione e capacità mimica di un grande attore, ma che dietro quella marionetta si poteva celare un vero e proprio "manifesto surreale" su come intendere e affrontare la vita.
Era proprio quello che cercavo in quel momento della mia ! !
Avevo sedici anni e poche idee ma confuse: a scuola ero un disastro, di donne ancora non se ne parlava, la politica in quegli anni(’70) a Roma consisteva solo nell’individuazione del "fascio" o del "peloso" da sprangare ed io ne ero sinceramente spaventato, quindi ero alla ricerca di un ideale in cui credere o di una guida che mi traghettasse verso lidi da me inesplorati.
Ebbene trovai tutti e due nel Principe Antonio De Curtis, o meglio, nel personaggio che interpretava. Un concentrato di ironia, cinismo, cattiveria, bontà e malinconia che ancora oggi mi sbalordisce.
Cominciarono così , inconsapevolmente, ad uscire dalla mia bocca ed apparire sul mio viso frasi ed espressioni tipicamente "surrealtotoiste". Da allora, infatti, non posso più fare a meno di reagire ad un complimento con un "sono un uomo di mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo", oppure esclamare "ma mi faccia il piacere !" quando sento qualcuno dire una bestialità e "signori si nasce ed io lo nacqui" quando mi si accusa di essere un po’ troppo formalista.
Mi è anche capitato, più di una volta, stando zitto e ascoltando dei discorsi, di sentirmi rivolgere : "ma tu sei Toto’ ! " poiché assumevo, senza accorgermene , le "maschere" di incredulità o disapprovazione che usava abitualmente il Nostro nei film senza, per di più, assomigliargli assolutamente (sono alto due metri e peso oltre cento chili !).
Certamente il rischio è stato quello di diventare antipatici e insopportabili come Antonio Scannagatti che martirizza l’onorevole Trombetta nella famosa scena del vagone letto nel film "Toto’ a colori" , ma è un rischio che ho corso volentieri ben sapendo che : meglio antipatici che invisibili.

Birra & Salsicce